18 Set 2016

Antonio Vega

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Per la settimana di vacanza con Bocatas, tre di noi abbiamo preparato un atto su Antonio Vega, raccontando la sua vita, il suo percorso e il contenuto delle sue canzoni. Questi sono i contenuti dell’atto. Speriamo vi piacciano. que-mis-dias

1. Introduzione

http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/entrevista_wyoming.mp4 Antonio Vega è stato un grande cantautore e poeta che attraverso le sue canzoni esprime quello che pochi musicisti hanno saputo raccontare. Cantò l’amore e il disamore, l’allegria e la tristezza, alla luna e alle stelle, all’oceano e al sole, agli angeli e ai giganti, al ragazzo e all’anziano, alla moglie e al cammello, ai suoi genitori e ai suoi amici, all’essere mondano e al potere divino, ai suoi eroi e alle eroine, alle sue paure e passioni, ai sogni e agli incubi, agli altri e a se stesso, alla luce e alla notte scura, alla tranquillità e alla pazzia, all’infinito e alla nostalgia, ai suoi più profondi desideri e all’impotenza che tutti abbiamo provato, in qualche modo, davanti al nostro abisso interiore. Cantò, in definitiva, a quel grido che nasceva dal più profondo del suo essere, quelle note uniche e irripetibili che, come un pedale di basso in ostinato, suonava in modo costante nel suo cuore. E così, cantando al suo cuore, arrivò al cuore di molti di noi, suonando e facendo vibrare quelle corde recondite che liberano in noi un mare infinito di emozioni. https://www.youtube.com/watch?v=JsGHHh7xE4g lucha-de-gigantes-3 Lotta di giganti esprime la lotta interna che Antonio e tutti noi possiamo avere in tanti momenti della nostra vita, quella sensazione di fragilità mentre affrontiamo certe situazioni o mentre cerchiamo il nostro posto in un mondo così grande. «Lotta di giganti, converte l’aria in gas naturale», come a dire, che la lotta contro i propri nostri giganti interni che abbiamo, converte l’aria (quello di cui abbiamo necessità per vivere e essere presenti da tutte le parti) in gas naturale (un gas che non possiamo respirare, che ci asfissierebbe); per cui, quelle lotte interne che abbiamo convertono l’aria, la vita in qualcosa che ci asfissia, ci genera angustia. È una sensazione di sentire che stai affogando in mezzo alle onde di un mare in tempesta. «In un mondo fuori dal comune sento la mia fragilità». È così facile vedersi piccoli e solo di fronte all’enormità del mondo che poi arrivare a sentire nemici invisibili e «fantasmi terribili» da tutti i lati fino al pinto di “non sapere contro chi stai andando” o se vai da solo con qualcun altro al tuo lato. «Mi fa paura l’enormità dove nessuno ascolta la mia voce». Antonio prova paura perché non ha la certezza che in questa enormità che lui percepisce, ci sia qualcuno che, ogni giorno della sua vita, possa ascoltare la sua voce. Ha panico della solitudine. È, per così dire, la “lotta tra i due giganti” che ognuno portiamo dentro: quello che ha paura del suo abisso interiore e dell’enormità del mondo e che preferisce che tutto sia una menzogna, «un sogno tonto e niente più», e l’altro gigante che riesce a vincere queste paure e che preferisce desiderarlo tutto. Questo gigante, quello che lo desidera tutto, nell’ultima frase della canzone dice all’altro: «lascia che passiamo senza paura». È Antonio che parla questi giganti che si porta dentro: da un lato esprime questa paura che può sentire in molte occasioni e d’altro canto il desiderio di liberarsi di questa vertigine per poter “passare senza paura.

2. Gli anni della Movida e Nacha Pop

Antonio si approccia alla musica durante l’adolescenza, quando impara a suonare la chitarra imitando i suoi fratelli e comincia a trovarsi con altri amici per suonare cover delle canzoni del momento. Finito il Liceo Francese, si inscrive a due facoltà universitarie ma passava tutto il tempo a suonare la chitarra e alla fine lascia gli studi. Al termine del servizio militare –durante il quale compose la famosissima Chica de ayer entra nel gruppo di suo cugino Nacho. Comincia così la sua carriera musicale con i Nacha Pop, uno dei gruppo pop-rock più rappresentativi della Movida Madrileña degli anni 80. Nacha Pop si mantiene sulla cresta dell’onda fino al momento del suo scioglimento nel 1988, scioglimento dovuto a molte ragioni, fra le quali dobbiamo segnalare la dipendenza di Antonio alle droghe oltre che, soprattutto, le crescienti differenze fra Antonio e suo cugino Nacho García Vega. La gioventù della fine degli anni 70 si resero protagonisti, con l’avvento della democrazia de della libertà, di una rivoluzione culturale che ebbe il suo principale riflesso nella music pop, rock e punk. Madrid cominciò a vivere di notte, i bar si riempivano e apparivano gruppi dietro ogni angolo. L’ansia di ampliare orizzonti e accumulare esperienze portò molti giovani che volevano vivere diversamente dai propri genitori a provare le droghe che, rapidamente, si resero popolari. E Antonio non fu diversamente. Conobbe l’eroina ai 22 anni con amici e la sua fidanzata Teresa, con la quale si sarebbe poi sposato a 29 anni. Per lui, la scoperta dell’eroina fu qualcosa di sorprendente, una serie infinita di esperienze e un torrente di sensazioni nuove. http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/drogas.mp4 Ora ascoltiamo Se dejaba llevar por ti. «Il testo parla di eroina, ma non smette di essere una canzone di amore. Una canzone di legami come dice lui, ma anche una storia di esseri umani. Una generazione intera, ad un certo punto, si innamorò ferocemente di lei. La gran maggioranza non ne uscì indenne da questa relazione, allo stesso modo in cui non se ne esce indenni dalle relazioni sentimentali». https://www.youtube.com/watch?v=br5GBq3MeRs

3. Non se ne andrà domani

antonio_vega-no_me_ire_manana-frontalNacha Pop finisce, Nacho García Vega forma un gruppo con Carlos Brookling, mentre Antonio rimane fuori dal mondo della musica, si rinchiude in se stesso e comincia a non uscire né a lasciarsi vedere, non usciva di casa se non per farsi. Trascorre così tre o quattro anni, senza fare musica e molta gente comuncia a darlo per morto. Si parla di “quel ragazzo triste e solitario” che, una volta terminato Nacha Pop, era caduto nell’anonimato e nella inattività; come a mettergli la data di scadenza. Allora nel 1991, Antonio pubblica il suo primo disco come solista.No me iré mañana, una forma di richiamare l’attenzione di tutti quelli lo davano per finito, per dire loro “ehi, guarda che sono ancora qui e non me ne andrò domani, che farò musica per ancora molti anni”. Ora, ascoltiamo Esperando nada, un pezzo che «racconta lo stato di relata el estado de assenza di gravità che ho passato senza musica» e che descrive l’incertezza dell’attesa permanente, quella malinconia di presumere che la maggior parte delle volte non c’è nulla per cui valga la pena attendere. https://www.youtube.com/watch?v=JMrwduRiQuI Nel ritornello di Tesoros dice: «Suona una sveglia, e lui da la vita, senza essere Dio, per una antica vocazione». Sta parlando di suo padre che era medico e che tutte le mattine si alzava molto presto per andare nel suo ambulatorio. https://www.youtube.com/watch?v=k4yJ0ppyMy8

4. Radici famigliari

familia-collage3Ci sorprende come Antonio, nonostante la dipendenza dalle droghe – coloro i quali conosciamo fra quelli che stanno nella baraccopoli tagliano totalmente la relazione con la famiglia, pensiamo a Sandokan, che ha ritrovato la sua famiglia solo un paio di anni fa – e vagando da un posto all’altro, ha sempre mantenuto un forte legame con la sua famiglia, sia con i suoi cinque fratelli –due dei quali morirono prima di lui–, specialmente con Carlos, che nei momenti più duri della dipendenza lo aiutò molto, come con i suoi genitori che lui amava moltissimo. http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/mariluztalles.mp4 «Da loro imparai a parlare, imparai allora a scrivere; da loro imparai a scrivere, necessitavo cantare, da loro imparai a canare, allora necessitai cantare a loro». Antonio dedica loro questa canzone, Hablando de ellos. Il testo è sublime: «Trovai in loro due la guida della mia emozione Hallé en los dos a los guías de mi emoción sboccata». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/hablando_de_ellos.mp4

5. Il desiderio nell’immaginario di Antonio

Una delle cose che più ci piace di Antonio è il desiderio così grande che ha. Niente gli basta, però allo stesso tempo si meraviglia di tutte le cose, dell’universo, delle stelle, dell’oceano, delle montagne. È sempre in giro, quando non suona la chitarra sta costruendo modellini di treni o smontando batterie di auto. Era un culo inquieto (espressione gergale per dire che era sempre in movimento, n.d.t.); di fatto quello che faceva era dormire 15 minuti ogni 4 ore di lavoro, conduceva una vita disordinata. Nácho Béjar, chitarrista della band, racconta che in una occasione Antonio gli disse «Nacho, sai che c’è? È che a volte il mondo mi sta stretto; nonostante sia grande, questo pianeta mi rimane molto stretto». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/deseo_insaciable.mp4 Quando gli domandano come nascono le canzoni, lui risponde che nascono da lui senza che lo decida, non è qualcosa che programma ma che è come una forza esterna, qualcosa fuori dal suo controllo, qualcosa fuori di lui, che lo attraversa e che, allora, nascono le canzoni. Non è che lui ha l’intenzione di fare canzoni per fare canzoni, gli escono da sole. Ha un dono e si mette al servizio degli altri. È sempre disponibile per gli altri ed è un tipo generoso, se qualcuno dei suoi amici ha bisogno di  qualcosa o se pensa che qualcosa possa fargli piacere, lo compra e glielo regala. “Oh, Antonio. Che belle le tue scarpe” e lui, all’indomani, gliele avrebbe date. È un tipo semplice che non si fa problemi con le cose. Quando deve formare una band nel 91, arriva Nacho Béjar che gli dice “mi piacerebbe suonare con te, mi fai un provino?” e gli dice “non ho bisogno di farti un provino, sei dentro”. Lo stesso con Basilio, che gli si avvicina e mentre gli dice “Senti Antonio, ho sentito che hai bisogno di un tastierista, io potrei…” Antonio stava già dicendo al suo manager “Prendi i dati del ragazzo che entra nella band”. C’è una frase di Antonio che richiama molto la nostra attenzione, quella dove parla del suo dono per la musica come parte della vocazione:

vocacion-jpg

«Io penso che ognuno di noi abbiamo qualcosa e che in qualcuno si manifesta in un modo e in altri in un altro, ma che tutto abbiamo qualcosa, che qualcuno lo scoprirà e altri no. Qualcuno avrà la fortuna di fare quello che ci emoziona, di fare quello che ci piace fare, di fare quello a cui vogliamo dedicare la nostra vita e con questa garanzia di futuro, che in definitiva, è qualcosa che chiamiamo vocazione, o qualcosa che chiamiamo spirito innato».

In un’altra occasione dice la seguente cosa: http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/existimos.mp4 Ora ascoltiamo un’altra canzone di Antonio che esprime molto bene questa posizione di apertura e predisposizione alla vita, di volerla vivere: «Ed io per questo vivo il alla giornata. giornata semplice, chiara, vivo a meno senza temori, senza il timore di goderne». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/estaciones.mp4

6. «Quante volte ti sei innamorato? In modo appassionato, due»

antonio_y_teresaUno dei punti più importanti nella vita di un uomo sono le donne e Antonio ne ebbe due: Teresa y Marga. Quando gli chiesero quante volte si era innamorato, lui rispose «In modo appassionato, due. Con Marga fu qualcosa di malato. Con Teresa non fu tanto esplosivo, fu molto appassionato e molto profondo ma non esplosivo. Quello con Marga fu tachicardico, scottante». Conobbe Teresa da giovane, cuando estrambi vivevano a La Piovera. Ai 21 cominciarono a uscire insieme, e rimasero fidanzati fino ai 29, quando si sposarono. Le dedicò canzoni come Elixir de juventud, così come i seguenti versi:

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«…mi considero fortunato / la vita mi ha dato delle mani / degli occhi, un cuore, un cervello / con quelle riconosco la tua pelle / con quei due venero e ammiro la tua figura / il cuore è come lo scrigno dove ti guardo / con l’ultimo, sono sicuro che non vivo una fantasia ma il sogno di incontrarti. Per sempre». Antonio

Fin dal principio la sua relazione fu attraversata dall’eroina: «Dell’elisir di giovinezza bevemmo insieme promettendoci la vita». Più volte provarono insieme a uscirne dalla droga ma senza mai riuscirci, fino a che Teresa, dopo 18 anni di vita insieme, capì chiaramente che se voleva lasciare il cavallo doveva lasciare anche Antonio, e così fu: lo lasciò per una questione di sopravvivenza. Dopo l’abbandono di Teresa, nel 1996 Antonio cominciò ad avere una più stretta relazione con Marga, che allora lavorava nella compagnia discografica di Antonio. Senza rendersi conto, quello che c’era fra di loro si trasformò in una storia dia amore dove i ognuno dei due si diede all’altro immediatamente e in forma incondizionata. Marga fu un mulinello, che riempì Antonio di speranza:

dedicada-a-marga2

«In un tempo senza fede e carni ferite / riempisti la mia attesa di speranza / e fu la tua carità di certezze lancia / trasfondendo la mia pelle sbiadita. // Nella notte dolorosa della mia figa / spegnesti il mio male con la tua bonanza / e certa fu la valle della tua temperanza / con la mia pena certa e  presagita. // Di baci svuotasti il mio salvadanaio / riempisti la mia bisaccia di consolazione / bevendo il fiele della mia tristezza. // Quando cesserà la croce del mio calvario / dove conserverò cotanta vigilanza / tanta prova di amore, tanta tenerezza?»

Antonio scrive questa canzone per lei, Seda y hierro, che si riferisce alla sua forza, alla sua identità. il suo darsi e la sua disposizione. Termina dicendo: «Vorrei che la mia mano fosse la mano che intagliò il tuo petto blando in materiale duro». Sta riconoscendo la genialità di colui che ha creato Marga; di fatto vorrebbe essere quello, perché riconosce una perfezione in lei. Per la prima volta, la perfezione che trovava nell’Universo, appare vicina, incarnata. https://www.youtube.com/watch?v=QwfuwcDHq6Y

6. 3000 Notti con Marga

Nel febbraio del 2004 Magda muore per una paralisi celebrale e Antonio entra in depressione: «Quando morì  Margarita cadetti così in basso che volevo affondare, ero assolutamente disperato, disperato, disperato, non ci sono parole per descriverlo, non c’è parola umana che possa neanche avvicinarsi allo stato in cui mi trovavo. Assolutamente perso, con un dolore terrificante, orribile, non c’era giorno, e fino a poco tempo fa, non c’era giorno che non scoppiassi a piangere disperatamente quando la ricordavo, disperatamente». Il suo caro amico Basilio gli propose lavorare a un nuovo disco dedicato a Marga, e questo lo fece rialzare: 3000_noches2 «Verso la fine del mese di giugno del 2004 , dopo aver passato per il peggior momento della mia vita, senza dubbio, cominciò l’avventura di questo ‘3000 noches con Marga’. Con veemenza malata, mi sommersi in una dedicazione incessante nel mio lavoro. Scrivevo, correggevo e davo forma, una ad una, ai pezzi che compongono quest’opera in un momento nel quale, come oggi, il mio cuore si trovava tracimante di dolore. Tuto girava attorno alla figura di Margarita del Río Reyes, la donna che mi diede tutto a cambio di niente e alla quale ho consacrato la mia vita intera. Quello che mi rimane della vita». «Realmente, lei mi lasciò assolutamente pieno di amore, mi lasciò un cuore pulito e i meccanismi dell’amore attivi e ho la sensazione di essere completamente innamorato di lei e sono nella situazione che ha qualcuno che è innamorato di qualcuno, anche se non lo è, ma io ne sono innamorato. In un qualche modo, è una forma di stare permanentemente con me stesso, perché se ne andò e mi lasciò pieno, mi lasciò amore sufficientemente per poter continuare ad amarla per tutta la vita».

«Affogo nel dolore del tuo ricordo assente Dalla mia gola annodata, la mia solitudine precoce Stanco di cammini che non conducono a niente Fino a dove porta la vita? Da dove viene la morte? Tutti i giorni ho pianto la tua partenza E l’ho fatto da solo E solo grido il tuo nome Impegnato a pronunciarlo E a fare di ieri, il domani E del domani, il presente…»

caminos-infinitos2Ora, da questo disco, ascoltiamo Caminos infinitos, Non avrei mai scritto il testo di questa canzone se non avessi dovuto passare per quel buco così grande che è stata la morte di Magda. Pubblicare l’album Noches con Marga è per Antonio l’opportunità di superare il profondo dolore che l’aveva invaso: gli si apre la porta per andare avanti e scoprire dei percorsi infiniti, come recita il testo. Nella seconda strofa vediamo come la morte di Magda obbliga Antonio a ricominciare di nuovo: «Dalle ampie strade allo stretto pertugio, dall’accendino al primo fuoco, dalla cima alla fossa», come a dire, tornare sempre all’origine: dalle ampie strade, l’autostrada ad un pertugio stretto dove sia più difficile circolare; dell’accendino usato il primo fuoco della storia. e dal vertice più alto al buco di depressione, il più basso. Dopo aver descritto questo buco, che presuppone la necessità di ricominciare, Antonio afferma che, nonostante il dolore e la difficoltà, esistono vie infinite per ricominciare e riprendere le sue origini –e cita canzoni della sua epoca con i Nacha Pop–: per incontrare una luz de cruce (fa riferimento ai lampioni che illuminano gli incroci stradale) che lo guidi nella vita, señal de bus un altro cartello stradale della fermata autobus, e per recuperare ad ogniuno la propria ragione e lis disorientata abitaziome, cioè le origini, la quotidianietà, la sua vita.vida. https://www.youtube.com/watch?v=iyGnCspKPOw

7. La Morte di Antonio

«…ormai non più lontana, si avvicina l’attesa primavera. una di queste sere, Antonio Vega si trovava a Cercedilla, il paese della sierra di Madrid dove viveva già da un anno. ha vissuto molte volte nella sierra nord ed è un clima che gli piace. In zona vivono molti altri musicisti. Se uno non deve timbrare tutti i giorni in ufficio ed ha un lavoro con orario flessibile può permettersi il lusso di fare le valigie e sistemarsi in uno dei tanti paesini della sierra di Madrid, in quella area scelta da Felipe II per lasciare il segno del suo passaggio in questo mondo. Quella sera, Antonio era andato a casa di Anye Bao per provare a far partire la sua moto. Era parcheggiata fuori da casa sua già da un paio di settimane e oggi era il giorno scelto per recuperarla. Lo accompagnavano Basilio Martí e David Bao, il figlio di Anye che –como suo padre e suo zio Pepe– era un musicista spettacolare che continuava la stirpe professionale famigliare. El caso era che questi tre tentano di tutto per far partire la Custom 650 di Antonio che l’aveva lasciato a piedi, ormai da un paio di settimane. L’inverno era già stato abbastanza favorevole. i concerti del tour nei teatri era un successo e l’ultimo concerto, a Bilbao, era stato un successo. La band perfettamente composta, dei grandi musicisti e Antonio, sia musicalmente che con la voce, meglio non poteva essere. È una realtà da molto tempo che la musica di Antonio è all’apice. Negli ultimi anni ha dato passi da gigante in quanto a tecnica de definizione con lo strumento. Da qualche giorno Antonio ha smesso di fumare. Ora non respira altro che aria. Quello che si potrebbe considerare come un buon segno, in realtà, è tutto il contrario ma per il momento è visto con gioia da tutti. Antonio monta in sella e aspetta che Basi e David spingano la moto quel tanto che basti per mettere la seconda di colpo e così farla partire. La moto pesa per lo meno 200 kg e sul piano non è facile prendere sufficiente velocità. A metà dell’operazione, suona un all’allarme. –Ferma, ferma, sono molto stanco. I due scudieri si mettono a ridere. –Immagina noi, che siamo quelli che stiamo spingendo! –No, seriamente. Sono molto stanco. Un’altra volta polmonite. Ora non si ride più. Per lui c’è un ricovero all’Ospedale 12 de Octubre e cattive notizie. La polmonite è severa. […] Ci sono metastasi nelle ossa delle costole che in breve si propagano ovunque. Non appena i medici confermano la diagnosi, Antonio dice loro che sono già in ritardo con le cure. È sicuro che una volta sconfitta la malattia, tutto tornerà alla normalità. È stato troppe volte al limite come per dare troppa importanza alla cosa. «Ne ho scampate di peggiori» dice quando gli chiedono. […] E il suo corpo, que corpo capace di resistere all’irresistibile, che era riuscito a uscirne arioso da decenni di eccessi, questa volta non ce la fece e si arrese di fronte all’avanzare del veleno. I peggiori timori vengono confermati. I medici possono fare ormai ben poco. L’unico, alleviano come possono il dolore. I giorni seguenti sono terribili. Antonio si consuma a un ritmo vertiginoso. Dorme la maggior parte del giorno e, quando si sveglia, appena ha forza sufficiente per parlare. Ormai non gli resta molto tempo. A Mari Luz le si spezza il cuore nuovamente. Si dice che quanto più ti voglia bene, tanto più soffri. Antonio non vuole separarsi neanche un minuto dai suoi fratelli. La famiglia gli si fa attorno e rimane con lui, accompagnandolo, animandolo ogni volta che apre gli occhi e si sveglia, anche solo per qualche secondo. I medici non capiscono come sia possibile che riprenda conoscenza per la quantità di morfina e sedativi che prende. La mattina del 12 maggio Carlos e Cristina sono nella camera di antonio, Queca, l’ultima fidanzata di Antonio, si trova anche lei nella stanza ma è semi addormentata sulla poltrona. Sanno che la fine si sta avvicinando. Antonio Come se sapesse che Laura non era ancora arrivata, la aspetta. Quando Laura entra e i quattro fratelli sono riuniti, la frequenza nella respirazione di Antonio comincia a diradarsi. Carlos sussurra all’orecchio del fratello cose che sanno solo loro due. In quel momento, Antonio muove la testa dando un ultimo  respiro e una lacrima scende dai suoi occhi chiusi». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/audio_madre.mp3 «Cosa succederebbe se Antonio fosse una persona sana, viva, brillante, lucida e integra? Si distruggerebbe il mito? Già non sarebbe bella la leggenda? Questo es quello che io voglio, che si distrugga il mito, che rompa la leggenda. Molti resteranno disillusi per rendersi conto che in un futuro non molto lontano la cosa prenderà fascino, diventerà un mito e una leggenda maggiori che passeranno sopra tutto questo. Per terminare, ascoltiamo la canzone pù rappresentativa di Antonio, che esprime quel posto nel quale il cuore di uno: El sitio de mi recreo. https://www.youtube.com/watch?v=pvAefDPK11c el-sitio-de-mi-recreo

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