I nostri amici Santi e Ana, che abbiamo conosciuto nella baraccopoli di Valdemingómez ormai qualche anno fa, nel settembre del 2016 hanno decido di lasciare la droga e la vita della baraccopoli per ricostruire le loro vite. Da allora li abbiamo visti in un paio di occasioni e grazie a Dio stanno bene, contenti di essere nel centro di riabilitazione, con voglia di cambiare vita e darsi una seconda opportunità. Qui di seguito un po di foto…

Jaime e Cabello con Santi nella baraccopoli

Jaime Cabello y Santi

Cabello e Lucía con Santi a El Rastro img-20161204-wa0001

Cabello e Lucía con Santi e Ana

Santi y Ana

Cabello e Jaime con Santi e Ana in Ambite

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Lettera del nostro amico Miguel, ex-tossicodipendente, dalla carcere di Soto del Real dove è stato rinchiuso per un anno, dopo averci conosciuto. Incredibile… (testo in italiano in fondo al post)

E qui, un paio di anni dopo, mentre racconta la sua vita nell’Università Carlos III di Madrid… “Guapament”…

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“Ciaooo Pepe, come va tutto? Io sono qui a Soto del Relax (come si dice qui dentro… ahahah).

Fai arrivare queste carte a Cesar, sono quelli per la multa di 60 Euro per la tua bottiglia di vino. Gli dici che ho firmato per passare i 15 giorni qui, dato che l’idea è quella di uscire di qui pulito.

Se ti va, vai un venerdì al poblado  (Valdemingomez n.d.t.) e gli dai tutto questo a quelli di bocatas e leggi loro questo: Signori e Signore, Ragazzi e Ragazze, sono cosciente che sono con voi da poco tempo ma mi sento totalmente bocatero. Io, che quasi sempre ho vissuto in modo solitario e quando ero accompagnato non l’ho mai valorizzato, ora che sono rinchiuso qui dentro, mi si riempie lo spirito di pace, sapendo di essere parte di qualcosa di bello, disinteressato e pulito come bocatas. Mi sento accompagnato da voi quando, nel cortile, mi raggiunge la solitudine del Carcerato e non potete avere neanche idea di cosa sia. Spero di vedervi presto e già che ci sono ne approfitto per chiedervi di “scrivetemi per favore”. Vi dico anche che quando uscirò non mi riconoscerete neanche perché con la dieta che mi fanno fare, con le camminate in cortile, e le partite al 21 e il frontón (gioco spagnolo che ricorda lo squash, n.d.t.) mi sto trasformando in un figurino. Bene, un abbraccio a tutti e continuate ad essere così come siete.”

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18 Set 2016

Antonio Vega

Per la settimana di vacanza con Bocatas, tre di noi abbiamo preparato un atto su Antonio Vega, raccontando la sua vita, il suo percorso e il contenuto delle sue canzoni. Questi sono i contenuti dell’atto. Speriamo vi piacciano. que-mis-dias

1. Introduzione

http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/entrevista_wyoming.mp4 Antonio Vega è stato un grande cantautore e poeta che attraverso le sue canzoni esprime quello che pochi musicisti hanno saputo raccontare. Cantò l’amore e il disamore, l’allegria e la tristezza, alla luna e alle stelle, all’oceano e al sole, agli angeli e ai giganti, al ragazzo e all’anziano, alla moglie e al cammello, ai suoi genitori e ai suoi amici, all’essere mondano e al potere divino, ai suoi eroi e alle eroine, alle sue paure e passioni, ai sogni e agli incubi, agli altri e a se stesso, alla luce e alla notte scura, alla tranquillità e alla pazzia, all’infinito e alla nostalgia, ai suoi più profondi desideri e all’impotenza che tutti abbiamo provato, in qualche modo, davanti al nostro abisso interiore. Cantò, in definitiva, a quel grido che nasceva dal più profondo del suo essere, quelle note uniche e irripetibili che, come un pedale di basso in ostinato, suonava in modo costante nel suo cuore. E così, cantando al suo cuore, arrivò al cuore di molti di noi, suonando e facendo vibrare quelle corde recondite che liberano in noi un mare infinito di emozioni. https://www.youtube.com/watch?v=JsGHHh7xE4g lucha-de-gigantes-3 Lotta di giganti esprime la lotta interna che Antonio e tutti noi possiamo avere in tanti momenti della nostra vita, quella sensazione di fragilità mentre affrontiamo certe situazioni o mentre cerchiamo il nostro posto in un mondo così grande. «Lotta di giganti, converte l’aria in gas naturale», come a dire, che la lotta contro i propri nostri giganti interni che abbiamo, converte l’aria (quello di cui abbiamo necessità per vivere e essere presenti da tutte le parti) in gas naturale (un gas che non possiamo respirare, che ci asfissierebbe); per cui, quelle lotte interne che abbiamo convertono l’aria, la vita in qualcosa che ci asfissia, ci genera angustia. È una sensazione di sentire che stai affogando in mezzo alle onde di un mare in tempesta. «In un mondo fuori dal comune sento la mia fragilità». È così facile vedersi piccoli e solo di fronte all’enormità del mondo che poi arrivare a sentire nemici invisibili e «fantasmi terribili» da tutti i lati fino al pinto di “non sapere contro chi stai andando” o se vai da solo con qualcun altro al tuo lato. «Mi fa paura l’enormità dove nessuno ascolta la mia voce». Antonio prova paura perché non ha la certezza che in questa enormità che lui percepisce, ci sia qualcuno che, ogni giorno della sua vita, possa ascoltare la sua voce. Ha panico della solitudine. È, per così dire, la “lotta tra i due giganti” che ognuno portiamo dentro: quello che ha paura del suo abisso interiore e dell’enormità del mondo e che preferisce che tutto sia una menzogna, «un sogno tonto e niente più», e l’altro gigante che riesce a vincere queste paure e che preferisce desiderarlo tutto. Questo gigante, quello che lo desidera tutto, nell’ultima frase della canzone dice all’altro: «lascia che passiamo senza paura». È Antonio che parla questi giganti che si porta dentro: da un lato esprime questa paura che può sentire in molte occasioni e d’altro canto il desiderio di liberarsi di questa vertigine per poter “passare senza paura.

2. Gli anni della Movida e Nacha Pop

Antonio si approccia alla musica durante l’adolescenza, quando impara a suonare la chitarra imitando i suoi fratelli e comincia a trovarsi con altri amici per suonare cover delle canzoni del momento. Finito il Liceo Francese, si inscrive a due facoltà universitarie ma passava tutto il tempo a suonare la chitarra e alla fine lascia gli studi. Al termine del servizio militare –durante il quale compose la famosissima Chica de ayer entra nel gruppo di suo cugino Nacho. Comincia così la sua carriera musicale con i Nacha Pop, uno dei gruppo pop-rock più rappresentativi della Movida Madrileña degli anni 80. Nacha Pop si mantiene sulla cresta dell’onda fino al momento del suo scioglimento nel 1988, scioglimento dovuto a molte ragioni, fra le quali dobbiamo segnalare la dipendenza di Antonio alle droghe oltre che, soprattutto, le crescienti differenze fra Antonio e suo cugino Nacho García Vega. La gioventù della fine degli anni 70 si resero protagonisti, con l’avvento della democrazia de della libertà, di una rivoluzione culturale che ebbe il suo principale riflesso nella music pop, rock e punk. Madrid cominciò a vivere di notte, i bar si riempivano e apparivano gruppi dietro ogni angolo. L’ansia di ampliare orizzonti e accumulare esperienze portò molti giovani che volevano vivere diversamente dai propri genitori a provare le droghe che, rapidamente, si resero popolari. E Antonio non fu diversamente. Conobbe l’eroina ai 22 anni con amici e la sua fidanzata Teresa, con la quale si sarebbe poi sposato a 29 anni. Per lui, la scoperta dell’eroina fu qualcosa di sorprendente, una serie infinita di esperienze e un torrente di sensazioni nuove. http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/drogas.mp4 Ora ascoltiamo Se dejaba llevar por ti. «Il testo parla di eroina, ma non smette di essere una canzone di amore. Una canzone di legami come dice lui, ma anche una storia di esseri umani. Una generazione intera, ad un certo punto, si innamorò ferocemente di lei. La gran maggioranza non ne uscì indenne da questa relazione, allo stesso modo in cui non se ne esce indenni dalle relazioni sentimentali». https://www.youtube.com/watch?v=br5GBq3MeRs

3. Non se ne andrà domani

antonio_vega-no_me_ire_manana-frontalNacha Pop finisce, Nacho García Vega forma un gruppo con Carlos Brookling, mentre Antonio rimane fuori dal mondo della musica, si rinchiude in se stesso e comincia a non uscire né a lasciarsi vedere, non usciva di casa se non per farsi. Trascorre così tre o quattro anni, senza fare musica e molta gente comuncia a darlo per morto. Si parla di “quel ragazzo triste e solitario” che, una volta terminato Nacha Pop, era caduto nell’anonimato e nella inattività; come a mettergli la data di scadenza. Allora nel 1991, Antonio pubblica il suo primo disco come solista.No me iré mañana, una forma di richiamare l’attenzione di tutti quelli lo davano per finito, per dire loro “ehi, guarda che sono ancora qui e non me ne andrò domani, che farò musica per ancora molti anni”. Ora, ascoltiamo Esperando nada, un pezzo che «racconta lo stato di relata el estado de assenza di gravità che ho passato senza musica» e che descrive l’incertezza dell’attesa permanente, quella malinconia di presumere che la maggior parte delle volte non c’è nulla per cui valga la pena attendere. https://www.youtube.com/watch?v=JMrwduRiQuI Nel ritornello di Tesoros dice: «Suona una sveglia, e lui da la vita, senza essere Dio, per una antica vocazione». Sta parlando di suo padre che era medico e che tutte le mattine si alzava molto presto per andare nel suo ambulatorio. https://www.youtube.com/watch?v=k4yJ0ppyMy8

4. Radici famigliari

familia-collage3Ci sorprende come Antonio, nonostante la dipendenza dalle droghe – coloro i quali conosciamo fra quelli che stanno nella baraccopoli tagliano totalmente la relazione con la famiglia, pensiamo a Sandokan, che ha ritrovato la sua famiglia solo un paio di anni fa – e vagando da un posto all’altro, ha sempre mantenuto un forte legame con la sua famiglia, sia con i suoi cinque fratelli –due dei quali morirono prima di lui–, specialmente con Carlos, che nei momenti più duri della dipendenza lo aiutò molto, come con i suoi genitori che lui amava moltissimo. http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/mariluztalles.mp4 «Da loro imparai a parlare, imparai allora a scrivere; da loro imparai a scrivere, necessitavo cantare, da loro imparai a canare, allora necessitai cantare a loro». Antonio dedica loro questa canzone, Hablando de ellos. Il testo è sublime: «Trovai in loro due la guida della mia emozione Hallé en los dos a los guías de mi emoción sboccata». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/hablando_de_ellos.mp4

5. Il desiderio nell’immaginario di Antonio

Una delle cose che più ci piace di Antonio è il desiderio così grande che ha. Niente gli basta, però allo stesso tempo si meraviglia di tutte le cose, dell’universo, delle stelle, dell’oceano, delle montagne. È sempre in giro, quando non suona la chitarra sta costruendo modellini di treni o smontando batterie di auto. Era un culo inquieto (espressione gergale per dire che era sempre in movimento, n.d.t.); di fatto quello che faceva era dormire 15 minuti ogni 4 ore di lavoro, conduceva una vita disordinata. Nácho Béjar, chitarrista della band, racconta che in una occasione Antonio gli disse «Nacho, sai che c’è? È che a volte il mondo mi sta stretto; nonostante sia grande, questo pianeta mi rimane molto stretto». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/deseo_insaciable.mp4 Quando gli domandano come nascono le canzoni, lui risponde che nascono da lui senza che lo decida, non è qualcosa che programma ma che è come una forza esterna, qualcosa fuori dal suo controllo, qualcosa fuori di lui, che lo attraversa e che, allora, nascono le canzoni. Non è che lui ha l’intenzione di fare canzoni per fare canzoni, gli escono da sole. Ha un dono e si mette al servizio degli altri. È sempre disponibile per gli altri ed è un tipo generoso, se qualcuno dei suoi amici ha bisogno di  qualcosa o se pensa che qualcosa possa fargli piacere, lo compra e glielo regala. “Oh, Antonio. Che belle le tue scarpe” e lui, all’indomani, gliele avrebbe date. È un tipo semplice che non si fa problemi con le cose. Quando deve formare una band nel 91, arriva Nacho Béjar che gli dice “mi piacerebbe suonare con te, mi fai un provino?” e gli dice “non ho bisogno di farti un provino, sei dentro”. Lo stesso con Basilio, che gli si avvicina e mentre gli dice “Senti Antonio, ho sentito che hai bisogno di un tastierista, io potrei…” Antonio stava già dicendo al suo manager “Prendi i dati del ragazzo che entra nella band”. C’è una frase di Antonio che richiama molto la nostra attenzione, quella dove parla del suo dono per la musica come parte della vocazione:

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«Io penso che ognuno di noi abbiamo qualcosa e che in qualcuno si manifesta in un modo e in altri in un altro, ma che tutto abbiamo qualcosa, che qualcuno lo scoprirà e altri no. Qualcuno avrà la fortuna di fare quello che ci emoziona, di fare quello che ci piace fare, di fare quello a cui vogliamo dedicare la nostra vita e con questa garanzia di futuro, che in definitiva, è qualcosa che chiamiamo vocazione, o qualcosa che chiamiamo spirito innato».

In un’altra occasione dice la seguente cosa: http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/existimos.mp4 Ora ascoltiamo un’altra canzone di Antonio che esprime molto bene questa posizione di apertura e predisposizione alla vita, di volerla vivere: «Ed io per questo vivo il alla giornata. giornata semplice, chiara, vivo a meno senza temori, senza il timore di goderne». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/estaciones.mp4

6. «Quante volte ti sei innamorato? In modo appassionato, due»

antonio_y_teresaUno dei punti più importanti nella vita di un uomo sono le donne e Antonio ne ebbe due: Teresa y Marga. Quando gli chiesero quante volte si era innamorato, lui rispose «In modo appassionato, due. Con Marga fu qualcosa di malato. Con Teresa non fu tanto esplosivo, fu molto appassionato e molto profondo ma non esplosivo. Quello con Marga fu tachicardico, scottante». Conobbe Teresa da giovane, cuando estrambi vivevano a La Piovera. Ai 21 cominciarono a uscire insieme, e rimasero fidanzati fino ai 29, quando si sposarono. Le dedicò canzoni come Elixir de juventud, così come i seguenti versi:

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«…mi considero fortunato / la vita mi ha dato delle mani / degli occhi, un cuore, un cervello / con quelle riconosco la tua pelle / con quei due venero e ammiro la tua figura / il cuore è come lo scrigno dove ti guardo / con l’ultimo, sono sicuro che non vivo una fantasia ma il sogno di incontrarti. Per sempre». Antonio

Fin dal principio la sua relazione fu attraversata dall’eroina: «Dell’elisir di giovinezza bevemmo insieme promettendoci la vita». Più volte provarono insieme a uscirne dalla droga ma senza mai riuscirci, fino a che Teresa, dopo 18 anni di vita insieme, capì chiaramente che se voleva lasciare il cavallo doveva lasciare anche Antonio, e così fu: lo lasciò per una questione di sopravvivenza. Dopo l’abbandono di Teresa, nel 1996 Antonio cominciò ad avere una più stretta relazione con Marga, che allora lavorava nella compagnia discografica di Antonio. Senza rendersi conto, quello che c’era fra di loro si trasformò in una storia dia amore dove i ognuno dei due si diede all’altro immediatamente e in forma incondizionata. Marga fu un mulinello, che riempì Antonio di speranza:

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«In un tempo senza fede e carni ferite / riempisti la mia attesa di speranza / e fu la tua carità di certezze lancia / trasfondendo la mia pelle sbiadita. // Nella notte dolorosa della mia figa / spegnesti il mio male con la tua bonanza / e certa fu la valle della tua temperanza / con la mia pena certa e  presagita. // Di baci svuotasti il mio salvadanaio / riempisti la mia bisaccia di consolazione / bevendo il fiele della mia tristezza. // Quando cesserà la croce del mio calvario / dove conserverò cotanta vigilanza / tanta prova di amore, tanta tenerezza?»

Antonio scrive questa canzone per lei, Seda y hierro, che si riferisce alla sua forza, alla sua identità. il suo darsi e la sua disposizione. Termina dicendo: «Vorrei che la mia mano fosse la mano che intagliò il tuo petto blando in materiale duro». Sta riconoscendo la genialità di colui che ha creato Marga; di fatto vorrebbe essere quello, perché riconosce una perfezione in lei. Per la prima volta, la perfezione che trovava nell’Universo, appare vicina, incarnata. https://www.youtube.com/watch?v=QwfuwcDHq6Y

6. 3000 Notti con Marga

Nel febbraio del 2004 Magda muore per una paralisi celebrale e Antonio entra in depressione: «Quando morì  Margarita cadetti così in basso che volevo affondare, ero assolutamente disperato, disperato, disperato, non ci sono parole per descriverlo, non c’è parola umana che possa neanche avvicinarsi allo stato in cui mi trovavo. Assolutamente perso, con un dolore terrificante, orribile, non c’era giorno, e fino a poco tempo fa, non c’era giorno che non scoppiassi a piangere disperatamente quando la ricordavo, disperatamente». Il suo caro amico Basilio gli propose lavorare a un nuovo disco dedicato a Marga, e questo lo fece rialzare: 3000_noches2 «Verso la fine del mese di giugno del 2004 , dopo aver passato per il peggior momento della mia vita, senza dubbio, cominciò l’avventura di questo ‘3000 noches con Marga’. Con veemenza malata, mi sommersi in una dedicazione incessante nel mio lavoro. Scrivevo, correggevo e davo forma, una ad una, ai pezzi che compongono quest’opera in un momento nel quale, come oggi, il mio cuore si trovava tracimante di dolore. Tuto girava attorno alla figura di Margarita del Río Reyes, la donna che mi diede tutto a cambio di niente e alla quale ho consacrato la mia vita intera. Quello che mi rimane della vita». «Realmente, lei mi lasciò assolutamente pieno di amore, mi lasciò un cuore pulito e i meccanismi dell’amore attivi e ho la sensazione di essere completamente innamorato di lei e sono nella situazione che ha qualcuno che è innamorato di qualcuno, anche se non lo è, ma io ne sono innamorato. In un qualche modo, è una forma di stare permanentemente con me stesso, perché se ne andò e mi lasciò pieno, mi lasciò amore sufficientemente per poter continuare ad amarla per tutta la vita».

«Affogo nel dolore del tuo ricordo assente Dalla mia gola annodata, la mia solitudine precoce Stanco di cammini che non conducono a niente Fino a dove porta la vita? Da dove viene la morte? Tutti i giorni ho pianto la tua partenza E l’ho fatto da solo E solo grido il tuo nome Impegnato a pronunciarlo E a fare di ieri, il domani E del domani, il presente…»

caminos-infinitos2Ora, da questo disco, ascoltiamo Caminos infinitos, Non avrei mai scritto il testo di questa canzone se non avessi dovuto passare per quel buco così grande che è stata la morte di Magda. Pubblicare l’album Noches con Marga è per Antonio l’opportunità di superare il profondo dolore che l’aveva invaso: gli si apre la porta per andare avanti e scoprire dei percorsi infiniti, come recita il testo. Nella seconda strofa vediamo come la morte di Magda obbliga Antonio a ricominciare di nuovo: «Dalle ampie strade allo stretto pertugio, dall’accendino al primo fuoco, dalla cima alla fossa», come a dire, tornare sempre all’origine: dalle ampie strade, l’autostrada ad un pertugio stretto dove sia più difficile circolare; dell’accendino usato il primo fuoco della storia. e dal vertice più alto al buco di depressione, il più basso. Dopo aver descritto questo buco, che presuppone la necessità di ricominciare, Antonio afferma che, nonostante il dolore e la difficoltà, esistono vie infinite per ricominciare e riprendere le sue origini –e cita canzoni della sua epoca con i Nacha Pop–: per incontrare una luz de cruce (fa riferimento ai lampioni che illuminano gli incroci stradale) che lo guidi nella vita, señal de bus un altro cartello stradale della fermata autobus, e per recuperare ad ogniuno la propria ragione e lis disorientata abitaziome, cioè le origini, la quotidianietà, la sua vita.vida. https://www.youtube.com/watch?v=iyGnCspKPOw

7. La Morte di Antonio

«…ormai non più lontana, si avvicina l’attesa primavera. una di queste sere, Antonio Vega si trovava a Cercedilla, il paese della sierra di Madrid dove viveva già da un anno. ha vissuto molte volte nella sierra nord ed è un clima che gli piace. In zona vivono molti altri musicisti. Se uno non deve timbrare tutti i giorni in ufficio ed ha un lavoro con orario flessibile può permettersi il lusso di fare le valigie e sistemarsi in uno dei tanti paesini della sierra di Madrid, in quella area scelta da Felipe II per lasciare il segno del suo passaggio in questo mondo. Quella sera, Antonio era andato a casa di Anye Bao per provare a far partire la sua moto. Era parcheggiata fuori da casa sua già da un paio di settimane e oggi era il giorno scelto per recuperarla. Lo accompagnavano Basilio Martí e David Bao, il figlio di Anye che –como suo padre e suo zio Pepe– era un musicista spettacolare che continuava la stirpe professionale famigliare. El caso era che questi tre tentano di tutto per far partire la Custom 650 di Antonio che l’aveva lasciato a piedi, ormai da un paio di settimane. L’inverno era già stato abbastanza favorevole. i concerti del tour nei teatri era un successo e l’ultimo concerto, a Bilbao, era stato un successo. La band perfettamente composta, dei grandi musicisti e Antonio, sia musicalmente che con la voce, meglio non poteva essere. È una realtà da molto tempo che la musica di Antonio è all’apice. Negli ultimi anni ha dato passi da gigante in quanto a tecnica de definizione con lo strumento. Da qualche giorno Antonio ha smesso di fumare. Ora non respira altro che aria. Quello che si potrebbe considerare come un buon segno, in realtà, è tutto il contrario ma per il momento è visto con gioia da tutti. Antonio monta in sella e aspetta che Basi e David spingano la moto quel tanto che basti per mettere la seconda di colpo e così farla partire. La moto pesa per lo meno 200 kg e sul piano non è facile prendere sufficiente velocità. A metà dell’operazione, suona un all’allarme. –Ferma, ferma, sono molto stanco. I due scudieri si mettono a ridere. –Immagina noi, che siamo quelli che stiamo spingendo! –No, seriamente. Sono molto stanco. Un’altra volta polmonite. Ora non si ride più. Per lui c’è un ricovero all’Ospedale 12 de Octubre e cattive notizie. La polmonite è severa. […] Ci sono metastasi nelle ossa delle costole che in breve si propagano ovunque. Non appena i medici confermano la diagnosi, Antonio dice loro che sono già in ritardo con le cure. È sicuro che una volta sconfitta la malattia, tutto tornerà alla normalità. È stato troppe volte al limite come per dare troppa importanza alla cosa. «Ne ho scampate di peggiori» dice quando gli chiedono. […] E il suo corpo, que corpo capace di resistere all’irresistibile, che era riuscito a uscirne arioso da decenni di eccessi, questa volta non ce la fece e si arrese di fronte all’avanzare del veleno. I peggiori timori vengono confermati. I medici possono fare ormai ben poco. L’unico, alleviano come possono il dolore. I giorni seguenti sono terribili. Antonio si consuma a un ritmo vertiginoso. Dorme la maggior parte del giorno e, quando si sveglia, appena ha forza sufficiente per parlare. Ormai non gli resta molto tempo. A Mari Luz le si spezza il cuore nuovamente. Si dice che quanto più ti voglia bene, tanto più soffri. Antonio non vuole separarsi neanche un minuto dai suoi fratelli. La famiglia gli si fa attorno e rimane con lui, accompagnandolo, animandolo ogni volta che apre gli occhi e si sveglia, anche solo per qualche secondo. I medici non capiscono come sia possibile che riprenda conoscenza per la quantità di morfina e sedativi che prende. La mattina del 12 maggio Carlos e Cristina sono nella camera di antonio, Queca, l’ultima fidanzata di Antonio, si trova anche lei nella stanza ma è semi addormentata sulla poltrona. Sanno che la fine si sta avvicinando. Antonio Come se sapesse che Laura non era ancora arrivata, la aspetta. Quando Laura entra e i quattro fratelli sono riuniti, la frequenza nella respirazione di Antonio comincia a diradarsi. Carlos sussurra all’orecchio del fratello cose che sanno solo loro due. In quel momento, Antonio muove la testa dando un ultimo  respiro e una lacrima scende dai suoi occhi chiusi». http://bocats.org/wp-content/uploads/AV/audio_madre.mp3 «Cosa succederebbe se Antonio fosse una persona sana, viva, brillante, lucida e integra? Si distruggerebbe il mito? Già non sarebbe bella la leggenda? Questo es quello che io voglio, che si distrugga il mito, che rompa la leggenda. Molti resteranno disillusi per rendersi conto che in un futuro non molto lontano la cosa prenderà fascino, diventerà un mito e una leggenda maggiori che passeranno sopra tutto questo. Per terminare, ascoltiamo la canzone pù rappresentativa di Antonio, che esprime quel posto nel quale il cuore di uno: El sitio de mi recreo. https://www.youtube.com/watch?v=pvAefDPK11c el-sitio-de-mi-recreo

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13 Giu 2016

Festa Bocatas 2016

Festa di Bocatas: Sabato 18 giugno a partire dalle 19:30 nei cortili della Parrocchia di San Jorge (C/ Padre Damián, 22)

https://instagram.fmad3-1.fna.fbcdn.net/t50.2886-16/13440198_249988418705790_268006029_n.mp4 – 19:30 Apertura del festone – 20:15 Testimonianza della fondatrice della Associazione per la Mediazione, l’Incontro e l’Ascolto, che si occupa di mediazione penale e cercare di far riconciliare i carcerati con le loro vittime. – 21:00 Cena (hamburger e birre) – 21:30 Playbacks – 22:00 Concertone di rock n roll by Jose Cabello Antonio de la Torre Tomás Serra David Alonso e Ignacio Cabello – 23:30 Smontaggio [Email di Chules] Cari amici, come già sapete, il prossimo sabato sabatino 18 di giugnetto ci sarà il festone di bocatas. Sarà as usual nella Parrocchia di San Jorge (Calle Padre Damian 22), parrocchia che vide nascere i primi bocatas ormai 20 anni fa… Cominceremo a partire delle 19.30, quando il sole sarà già calato ad Antequera. Come sempre cominceremo con una testimonianza per seguire poi con numeri stellari di playback del club delle mammine e con il Charleston del clan de Los Fdez&Fdez (questo qui del charleston è una finta ma sarebbe bello, no?). Poi ci sarà concerto, consegna di diplomi annuali dell’associazione e infine terminaremo alle 00.00 con il mitico concorso “Vediamo Chi Raccoglie Più Merda” per lasciare la parrocchia immacolata (non sforzatevi che come sempre vincerò io…). Tutto qui, potrete comprare la nuova maglietta dei 20 anni di bocatas, conoscerete al Signore del Formaggio, al Criceto Perez, e moltre altre attrazioni. Alé alé hop….

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Nella sua undicesima edizione, nell’anno accademico 2006-2007, il Premio Ángel Herrera alla Solidarietà è stato assegnato a Javier Pérez España del Collegio Loreto Abat Oliba di Barcellona per ​​il progetto Bocatas BCN.

Il premio viene assegnato a persone o gruppi appartenenti alla Fundación Universitaria San Pablo CEU, che si siano distinti per la loro opera sociale. Il 25 gennaio scorso, in coincidenza con la celebrazione del patrono della Fondazione, si è svolta la consegna dei Premi Ángel Herrera. Quest’anno, il Premio Ángel Herrera alla Solidarietà è andato al progetto Bocatas BCN. Bocatas nasce originalmente a Madrid, dove gli appartenenti al gruppo dedicano parte del loro tempo ad aiutare gli abitanti della baraccopoli di Las Barranquillas. A Barcellona, ​​il gruppo nasce in modo spontaneo, in seguito ad un lavoro accademico. Il quartiere El Raval, nucleo dove si concentra un gran numero di disadattati sociali, è l’area in cui Bocatas BCN si muove ogni venerdì pomeriggio, distribuendo vestiti e cibo ai senzatetto. Il lavoro che questa organizzazione porta avanti nel quartiere storico di Barcellona contribuisce a migliorare le condizioni in cui vivono.

Algunos amigos de Bocatas Barcelona

Alcuni amici di Bocatas Barcelona

Oltre al Premio alla solidarietà, nella celebrazione di San Paolo sono stati congegnati i premi alle alte categorie hanno dato le altre categorie del Premios Ángel Herrera 2006-2007: Migliore Attività di Insegnamento nelle Scuole Medie; Miglior Studente di ogni Centro Universitario, Facoltà, Scuola di Formazione Professionale e Scuola Media, Miglior Attività di di Ricerca nei settori delle facoltà Umanistiche, Scienze Sociali, Scienze Sperimentali e della Salute, Politecnica e Creatività nei distinti ambiti; La creatività nei diversi tipi di letteratura, Pittura, Audiovisuale; per il Migliore lavoro operato tenendo in conto la la valutazione degli studenti. Fuente: Universia

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navidad15

[Mail di Chules]

Cari amici,

As-itis-iusual, inviamo programma dei festeggiamenti natalizi di Bocatas, con l’intenzione di passare dei bei momenti insieme.

1.- Sabato 24, ore 13:00, bar di Halid al lato della Parrocchia di Santo Tomás Apostolo (C/Portugalete, 2) vedi in maps.

2.- 31 Dicembre: ore 11.00 h C/ Pintor Rosales con C/ Marqués Urquijo per il tradizionale pellegrinaggio alla Cattedrale dell’Almudena, dove celebreremo messa, a seguire aperitivo mitico-epico (si richiede andare con ascia e armatura) al Bar Reyes, vicino a Plaza Castilla (vedi in maps).

3.- Vi giro due cose che mi hanno impressionato molto, di due metodi che abbiamo nella vita per poterla godere, qualunque sia il momento che stiamo attraversando:

– Intervista ad un sopravvissuto degli attacchi terroristici di Parigi:

Ieri è stata pubblicata la trascrizione di un’intervista radiofonica a uno che era stato tenuto in ostaggio nel  Bataclan dai terroristi per due ore e messo. A un certo punto, il giornalista gli chiede. «Cosa hai imparato da questa cosa così straordinaria che vi è successa?».« Che la vita è appesa a un filo, ed è necessario apprezzarla, e non c’era niente di più serio che il fatto che fossimo ancora vivi.» «Che cosa avete imparato da loro, dagli aggressori ?»  «Che avevano bisogno di un ideale che il mondo occidentale in cui vivevano –dato che erano chiaramente francese, parlavano in francese–, il mondo in cui vivevano non offriva loro. E hanno trovato un ideale mortale, di vendetta di odio e di terrore […]. Ma loro hanno capito troppo tardi che la vita era importante. Io oggi posso rendermi conto che ogni momento che trascorro con la mia famiglia […] è una benedizione. I  semplici momenti di una vita fanno parte delle più belle cose che possiamo avere, e di questo ci rendiamo conto solo quando succede questo tipo di shock, come quello che ho vissuto. Ho l’impressione di essere nato una seconda volta e voglio gustare questa nuova vita che mi è stata regalata».

Il video di Sando che un buon amico ha realizzato per fare gli auguri di Natale nella sua azienda. Fate caso a quando parla dei “momento di semplicità della vita”.

Il Natale partecipa di questo metodo: qualcosa di semplice, proprio sotto i nostri occhi, che a volte non lo vediamo perché non guardiamo. (come essere vivi o la realtà). Dio si è mostrato all’uomo allo stesso modo, con lo stesso metodo.

Abrazos a tutti.

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L’associazione Bocatas avvia la Casa Abate Mena per tossicodipendenti

L’associazione Bocatas, che da 12 anni opera nella baraccopoli di Valdemingómez distribuendo panini e pasti caldi, sta muovendo i primi passi con il sostegno dell’Arcidiocesi di Madrid per avviare una casa di accoglienza per tossicodipendenti che vogliano disintossicarsi.

«Dopo circa 12 anni portando panini e piatti caldi alla baraccopoli di Valdemingómez, parlando con i tossicodipendenti e con tutti coloro che passavano i venerdì sera con noi, ci rendevamo conto che alcuni di loro cominciavano a lasciare la droga e avevano bisogno di una mano amica per aiutarli a riprendere la loro vita. ” Jesús de Alba è uno dei promotori e dei responsabili di Bocatas, un gruppo di amici che, 20 anni fa, cominciarono a distribuire panini ai più poveri. Più che di qualcosa da mangiare, avevABAD MENASano visto la necessità che questi avevano  di un amico con cui parlare. Nel mese di settembre, il gruppo di amici di Bocatas ha ricevuto la visita di Monsignor  Osorio, arcivescovo di Madrid. Durante la visita, Jesús ha avuto un colloquio con il vescovo, in cui si è parlato della possibilità di creare una casa per coloro che lasciano la droga ma che non hanno nessuno che li aiuti ad uscire dalla loro situazione, resa complicata dal fatto di essere stato un tossicodipendente. «É vero che la società ha sufficienti risorse affinché possano recuperare da una dipendenza fisica, ma c’è un grande vuoto dopo di questo, perché la gente si sente sola.  Va la città e si sente estremamente solo perché vive in un mondo ai margini. Noi offriamo un’amicizia e questo gli permette reinserirsi nella società», afferma l’organizzatore.

Senza fretta ma senza sosta

Il progetto della casa ha già mosso i primi passi, ma Jesús dice che non è qualcosa che deve essere fatto facendo affidamento solo sulle proprie forze, ma «se è opera di Dio, crescerà da sola, come Bocatas». Al momento, José Luis Segovia, vicario episcopale della Pastorale Sociale e Innovazione sta lavorando attivamente con loro nella ricerca di una sede dove cominciare. Inoltre, amici di Bocatas hanno già iniziato a lavorare come assistenti sociali, come volontari o facendo donazioni. Il nome che è stato scelto per questa casa è Casa Abad Mana che viene dal l’icona copta del VI secolo dove si raffigura l’Abate Mana con Cristo che lo abbraccia da dietro, simbolo dell’amicizia.

«Vuoi un panino?»

Bocatas nasce da un gruppo di tre amici di una parrocchia nel quartiere del Bernabeu. Ogni Venerdì portavano cibo ai poveri della zona e chiacchieravano con loro. Quando la loro opera in questo zona terminò, si spostarono nella baraccopoli di Barranquillas, oggi Valdemingómez, uno delle più grandi d’Europa, chiamata dai mass media anche come “il supermercato della droga”, dato l’alto numero  di tossicodipendenti che hanno vissuto e ci vivono. Già allora erano una ventina di volontari. Quando arrivarono il primo venerdì alla baraccopoli, il gruppo di amici si fermò all’entrata, rimanendo un po’ bloccati. «Che cosa facciamo?» Chiese uno di loro a Jesús. Questi, preso un panino la offrì a una persona che passava di lì. «Vuoi un panino?» gli chiese. «Sì», rispose l’altro. Jesús si presentò e gli disse che sarebbero venuti ogni venerdì sera. «Così è cominciato tutto e grazie al passaparola cominciò ad arrivare sempre più per un panino e per parlare con noi”, ci racconta De Alba.

Misteri inspiegabili

Nel corso di questi 20 anni, molte persone sono passate per Bocatas. Alcuni come volontari, altri come utenti, ma non vi è stato un venerdì in cui non abbiano distribuito panini a Valdemingómez. Che piova o che nevichi. «Misteriosamente, non ci siamo mai sentiti così stanchi da non andare ogni venerdì, abbiamo sempre mantenuto la freschezza come un gruppo di amici che vanno senza impegno e in modo gratuito. Facciamo tanto bene e ci fa sentire bene che credo che ci andremmo anche se non avessimo niente da distribuire è l’amicizia ciò che aiuta chi vive ai margini. Alla fine il problema che hanno non è tanto quello della droga, ma della solitudine che provano», dice il coordinatore. E ciò che loro contraccambiano rimane sorprendente. Jesús ricorda che sono passati per tutti i tipi di situazioni, dal drogato che cerca di ingannarli per soldi ma che poi nella sua tenda ascolta a Radio Maria la catechesi del Vescovo Munilla sul Catechismo della Chiesa, fino a quando un disertore della guerra russo-cecena che condivide le sue esperienze con un musulmano che aveva combattuto la stessa guerra, inviato dalla Jihad. «La mappa politica è presente anche nei più emarginati», dice Alba.

La più grande ricchezza

«Il più grande dono che Dio ci ha dato è aver permesso, a noi come gruppo di amici, di incontrare centinaia di persone attraverso Bocatas –dice Jesús–. Se qualcuno mi chiedesse qual è la mia ricchezza, direi che sono tutti gli amici ho grazie a Bocatas».

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Un anno dopo, Bocatas partecipa a Te invito a cenar (3ª edizione)

Te invito a cenar è una iniziativa promossa da diverse associazioni attive nel campo sociale, appartenenti alla Compagnia delle Opere, che sostengono persone che vivono ai margini della società e che lavorano per uno stesso obiettivo: rispondere alle necessità delle persone, condividendo con loro non solo i mezzi economici ma anche il senso della vita. L’iniziativa consiste in una cena per 800 persone, che avrà luogo il prossimo 27 dicembre nel Palazzo dei Congressi del Comune di Madrid (Avda. de la Capital de España 7).

Alla cena gratuita saranno invitati tutte le famiglie assistite, mentre i camerieri e il personale di pulizia saranno gli stessi volontari delle associazioni. Maggiori informazioni alla pagina www.teinvitoacenar.org.

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Alcuni membri di Bocatas durante la cena di “Te invito a cenar 2013”

Participare come volontario

Iscriviti come volontario compilando il form http://teinvitoacenar.org/alta.html  fino al 18 dicembre, facendo una donazione di 20 € che sarà interamente utilizzato per sostenere i costi dell’evento.

Come Collaborare?

– Pagando il conto di una delle persone che sono state invitate alla cena: 50 €.

– Sostenendo il conto di una tavolata completa. Gruppi di amici e gruppetti di fraternità possono pagare il conto di 10 persone. Questa opzione è per 500 € per tavolo.

– Facendo un’offerta o invitando aziende a patrocinare l’evento.

Il numbero di conto corrente per l’evento è : Banco Santander: 0049 – 0001 – 56 – 2010058858

Quest’anno è iniziato in Italia T’invito a cena!

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sando

Sando, ex-tossicodipendente, oggi con Bocatas

Jesús, per gli amici Sando, 48 anni, era un volto abituale a Las Barranquillas, il più grande supermercato della droga nella Madrid degli anni ’90. Ci viveva dentro, in una tenda da campeggio, completamente agganciato. Oggi, diversi anni dopo, guarito, vi torna ogni venerdì sera con i suoi amici del gruppo Bocatas per dare panini e accompagnare i tossicodipendenti di oggi. Come è uscito dalla droga è un vero e proprio trattato di ecclesiologia, di come Gesù ha fondato la Chiesa: facendo nuove amicizie.

Jesús, come è stata la tua infanzia?

La mia infanzia è stata buona, ma quando avevo 15 o 16 anni, non avevo autostima, non ero felice con me stesso. Non mi volevo bene. E il mio modo di aumentare l’autostima sono state le droghe, che mi rendevano più espansivo, era quello che pensava allora. Ho iniziato nei guai con il “cioccolato”, la marijuana, le pillole … a volte anche le spacciavo nella scuola.

C’era a chi piaceva leggere e andava in biblioteca, mentre altri se ne andavano al parchetto con gli amici a farsi le canne. A me, leggere annoiava, così ho cominciato a fare la seconda cosa. Sembrava più attraente, senza rendersi conto di quello che mi sarebbe successo dopo. Con una canna e un litro di birra mi sentivo un gallo, andavo da un lato ad un altro, parlavo con questo o con quello … non vivevo la semplicità.

Cosa ti mancava?

Mi mancava credere in me stesso, volermi bene, sapere che Dio mi ama e sapere che quello che vuole è un per me, anche se cose semplici e normali.

E col tempo ti sei messo lentamente in quel mondo…

Il problema è che le droghe ti chiedono sempre più di drogarti. Ti agganciano perché così scappi dai problemi, e poco a poco si sale gradualmente la scala di droghe. Inizi a prendere l’LSD, ti fai i trip, la coca, l’eroina… droghe già pesanti. E si arriva dopo un tempo in un circolo: quando vuoi mollarle è impossibile, hai bisogno di più droga. Sei agganciato. Il giorno in cui non ne hai sei fottuto.

Non puoi immaginare quanto sia duro il drogarsi, come fai soffrire gli altri, inganni tutti, la tua famiglia, le persone che ti vogliono bene…

Che cosa ti dicevano in famiglia?

sando, vicario y copito

Sandokan, Don José Luis Segovia (Vicario della Pastorale Sociale) e Don Jorge “Copito” a Bocatas

Quando avevo 34 anni i miei genitori morirono, a un anno di distanza l’uno dall’altro e così sprofondai un po’ di più. In quel momento ero già abbastanza agganciato alla droga. Gli volevo molto bene, anche a loro piaceva che stessi in quel mondo.

Avranno cercato di aiutarti…

Naturalmente, il fatto è che fino a quando non arrivi a capirlo, nessuno ti può aiutare. La gente a volte fa cose perché non si vuole bene. Questo è quello che è successo a me.

Lavoravi all’epoca?

Avevo un bar con dei soci, ma la vita non mi riempiva. Avevo denaro, ma lo sprecavo tutto a mio discapito. Invece di utilizzarlo per godere delle cose, per aiutare gli altri, per cose che davvero ti aiutano a vivere, quello che facevo era spenderlo nei vizi, facendo male a me stesso. Mi trovavo in una spirale per la quale più tardi, dopo la morte dei miei genitori, persi la bussola.

Succede che conobbi a degli amici che frequentavano il mio bar ma venivano a chiedere cibo, erano tossicodipendenti. Per cui comincia a provare la coca e l’eroina. Caddi nella trappola. Non sapevo godermi la vita: avevo i soldi, ma mi mancava la semplicità della vita. Non mi godevo una conversazione come questa; all’epoca riuscivo a parlare con te solo se dopo essermi fatto. Solo così mi credevo una persona.

Mi agganciai totalmente e sempre di più e di più. Fino al punto di andare a vivere nella baraccopoli, a quel supermercato della droga che era allora Las Barranquillas. Drogarsi costa caro, ne vuoi sempre di più e così mi rovinai. Quando fai fuori tutti i soldi e sei agganciato, quello che fai allora è andare a vivere nella baraccopoli, in una tenda da campeggio. Lasciai il mio lavoro, la mia casa e la mia famiglia.

Cosa facevi nella baraccopoli?

Fondamentalmente, cercare di guadagnarmi da vivere. Allora ti esce un istinto di sopravvivenza. Porti le persone che vengono ad acquistare dove sai che c’è la droga più buona. La gente arrivava in auto e ti chiedono: “Dov’è quella più buona?” E tu li portavi e poi ti pagavano in droga. Come me, un sacco di ragazzi facevano lo stesso. Ti pagavano con una micra (in gergo corrisponde a un microgrammo di droga, n.d.t), la dose minima, il necessario per combattere la scimmia.

sando, trunchez, nacho y chules

Sandokan, Trúnchez, Nachito e Chules

E così per tutto il giorno …

Certo, e anche lui sta vendendo carta d’alluminio, siringhe. O facevo da machaca.

Cos’è  questo del machaca?

Fare da machaca vuol dire arrangiarsi come si può lavorando per chi vendeva la droga: mettere mattoni, muovere cose … e ti pagavano direttamente con la droga. Di fatto, Valdemingómez è stata costruita grazie ai machacas; sono loro che hanno costruito tutte quelle case.

Come degli schiavi?

Gli davano un panino per tirare avanti e droga. E loro andavano e costruivano le case.

Madre mia…

Si tratta di una dinamica in cui la vita non ha più significato. Ciò che è basilare nell’essere umano passa in secondo piano; igiene, pulizia, cibo, basta mangiare dolci, colacao (latte e cacao, da una marca famosa, n.d.t) etc. Ho avuto un’ulcera del piede gigantesca e non me la curavo. Ci sono molte malattie. Io, per esempio, ho l’HIV, perché un giorno non mi ricordo come, ma ho condiviso una siringa. Quando hai la scimmia non pensi: “Vado a una farmacia.” Mi curo e sto bene. È più cronico.

Per quanto tempo hai vissuto in una tenda dentro Las Barranquillas?

Per dodici anni, cercando di arrangiarmi, su e giù, e con un grande disagio…

E poi sono venuti quelli di Bocatas…

Sapevo che venivano a Las Barranquillas ogni venerdì. Erano lì per dare da mangiare e offrire compagnia. Quello che volevo era compagnia, perché ho sempre avuto una mancanza di affetto, questo è quello che ho provato nella mia vita. Parlavo con loro e questo mi riempiva per tutta la settimana. Mi piaceva anche quando pregavano in cerchio e spiegavano perché erano lì. Mi sono reso conto che Dio ci ama, perché è venuto a coloro che vivevano nei tuguri, nella miseria più assoluta.

Ricordo i miei amici se ne andavano, prendevano da mangiare e dicevano: “Andiamo a rubare.” Ma io rimanevo. Ero sopreso, di stucco: “È possibile che esista così brava gente?”.

Come sei uscito dalla droga?

Sando, Cabello y Lucía en Bocatas

Sando, Cabello e Lucía a Bocatas

Devi chiedere al Signore. Devi desiderare. Guarda che io ci anche ricascato, sai?… Sono passato per diversi centri. Io so che il Signore mi vuole, ma anch’io devo mettere del mio. Lui c’è sempre, ma se non compio con la parte che spetta a me… Stando nella Chiesa ho imparato a chiedere aiuto, a rendermi conto delle cose, a riconoscere che non posso con tutto. A sapere in cosa vacillo.

Nella Chiesa ho imparato anche che la vita deve essere vissuta molto semplicemente, in modo semplice e naturale. Cominciare una casa dalle fondamenta, non dal tetto. E come la inizia la casa dalle fondamenta? Attaccandoti a buone amicizie, stando con persone che ti fanno bene. Un uomo da solo non può costruire la tua casa, la tua vita. Deve essere in compagnia di amici che ti aiutino. Io sono stato aiutato da Bocatas, Chules, Nachito, Catalá, Copito, Jesús, Silvia… e molto altri ancora. Dio esiste ed è presente, e qui sulla terra lo vediamo attraverso queste persone.

Se la vita è così bella, perché autodistruggersi? E se questo non lo vedi allora attaccati alle persone che lo vedono. Come sarà contento il Signore vede uno dei suoi figli crescere, che progredisce e si costruisce come una persona! Come è bello aver cura uno dell’altro! Per me, i miei amici sono un amore buono, un abbraccio di Cristo. Questo è ciò che rende la vita di significato. Oggi sono grato, ma la parola “grato” è poco.

Juan Luis Vázquez Díaz-Mayordomo
27 ottobre 2015
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Gli autori di questo articolo sono un gruppo di amici che lavorano a un progetto chiamato Bocatas, nato dall’esperienza del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. Al venerdì sera, distribuiscono cibo e bevande a tossicodipendenti ed emarginati di ogni tipo, che affollano quel grande supermercato della droga di  Madrid che è Las Barranquillas.

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Di fronte alle tragedie dell’Asia

Come non commuoversi davanti alla foto in  prima pagina dei giornali del 28 dicembre? Inevitabilmente, di fronte a fatti che ci superano, come lo tsunami in Asia, il cuore dell’uomo inizia una dinamica sui generis che inizia dall’accusare un impatto e finisce chiedendo il significato di questi fatti.

Tuttavia, tutto questo processo che viene generato può essere censurato perché, una volta che ti rendi conto che non lo puoi guidare, che non lo puoi controllare, e che è assolutamente contro dell’idea dell’uomo che moderno che impera nella società. Si sradica dall’uomo la capacità più umana, convertendolo in uno scettico anche per il resto di quelle cose di tutti i giorni che è la vita.

Un esempio di questa mentalità scettica è l’articolo di Rosa Montero nel El País di quello stesso giorno: “Ecco in che cosa abbiamo trasformato il Natale: l’apoteosi della demagogia, della simulazione e del sostituibile… Si cresce e si impara a mentire agli altri e ad ingannare se stesso. E non solo lo facciamo a livello individuale: ho la sensazione che anche la società è invecchiata e che oggi il chiasso, gli impacchettamenti e la finzione natalizia siano più che mai inconcepibili.”.

Vittadini, un nostro amico italiano, di fronte alla provocazione fattagli da una ragazza di 15 anni durante una conferenza, ha detto: “La nostra vita è inutile. Siamo una massa informe” definendo così l’ideologia del fondamentalismo occidentale, che nega ciò che il cuore sente, dicendo che non è vero. Questo è, nel in fondo, la vera dittatura, perché si censura il dato più originale ed umano.

Ad ogni modo, tutto questo tentativo non ci vede mai sepolti del tutto, come dimostra il fatto che El País mette in prima pagina anche questa foto, come dire: “Signori, la vita è tutt’altro che il mero politichese e interessi di parte”, oppure quando alla fine dell’articolo afferma: “nonostante questo, conviene continuare a guardare il cielo ogni tanto”.

Per coloro i quali arrivano a chiedersi il significato di ciò che accade (cristiani e non), il Natale può essere un inizio di risposta. Non è una idea di risposta, ma è Dio stesso che si è fatto uno di noi. Come don Giussani, fondatore del movimento cattolico Comunione e Liberazione, ha detto la scorsa vigilia di Natale: “nel ricordo e nella memoria di quel Fatto, la testimonianza del Figlio di Dio emerge ogni volta sempre più forte e l’impotenza del male diventa la figura dominante di tutta Storia”. Per rinnovare questa società invecchiata, don Giuss indica che: “Spetta al popolo cristiano la scommessa dell’agire di Dio nel tempo, e la preghiera alla Vergine che accada in tutte le circostanze.”

Siamo grati alla Chiesa che dice, in forza della ragione, la verità delle cose e su ciò che accade.

Gruppo Bocatas, 29 dicembre 2004
Fonte: Almudi

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Quasi venti anni fa, alcuni giovani della parrocchia di San Jorge cominciarono ad andare nei sotterranei della calle Azca, vicino al Bernabeu per portare panini ai senzatetto e soprattutto ai tossicodipendenti. Più tardi cominciarono ad andare alla baraccopoli de Las Barranquillas, mentre attualmente alla Cañada Real di Valdemingómez. Un volontariato che nasce dall’incontro, come ci chiede Monsignor Osorio, con gli esclusi nelle baraccopoli. Anche questo venerdì, come ogni settimana, vanno per incontrarli. Abbiamo parlato con il presidente di questa associazione, Bocatas, Jesús de Alba.

Già venti anni, e voi fin dall’inizio andate in queste periferie sociali.

anteiguaSì, la verità è che sono vent’anni e se me lo dicessero ne rimarrei sorpreso, ma siamo un gruppo di amici che lo fa contento, con la freschezza del primo giorno e la positività di sapere che la vita è questo: aiutare per gli altri,  dare un po’ del proprio tempo, per lasciare che entri l’elemento gratuità nei rapporti. Questo è quello che permette di poter vivere in una società migliore.

Avere un motto, “Passione per l’uomo”, che ha un significato speciale per voi.

Certamente. Non solo si impara come aiutare i più bisognosi della nostra società, i poveri e i tossicodipendenti, ma anche, e soprattutto nel rapporto con loro, ci si rende conto che cosa sia essenziale per l’uomo, ciò di cui ha più bisogno, quello che più desidera. E questo ce lo ha anche insegnato Bocatas e questa caritativa nel corso di questi venti anni. Questo permette allora che uno apprenda a relazionarsi e ad avere questa passione per l’uomo, non solo durante la caritativa, ma in tutti gli ambiti, al lavoro, in famiglia, nei rapporti.

Quanti volontari siete e quale é la dinamica abituale del venerdì?

C’è sempre stato un zoccolo duro fatto da circa 50-60 persone. Io dico sempre che, a noi come un gruppo di amici, una delle più grandi sorprese che ci ha dato la vita sono questi venti anni di Bocatas, perché ci han consentito di incontrare centinaia di persone. Si tratta di un luogo completamente aperto dove la gente di tutti i tipi può venire, dagli studenti d professori nostri amici o gente più avanti con gli anni. Abbiamo incontrato un gruppo di amici, amici degli amici e così via. Poiché si è cento per cento liberi di stare con noi, tanto di andare come di non andare. Per noi come un gruppo di amici è stata la più grande ricchezza che ci sia mai capitata. Quello che facciamo è avviare una parrocchia che si trova a ovest di Madrid, la parrocchia di Santo Tomás. Di solito andiamo alla Messa delle venti, dopo di che andiamo tutti insieme alla baraccopoli. Lì cuciniamo un po’ di cibo, riscaldiamo pasta, facciamo il tutto con ciò che il Banco Alimentare ci da, per poi consegnare il cibo che abbiamo.

Questo è il gesto in origine, dare alimenti, ma accade una cosa molto più profonda: un rapporto con queste persone. Anche alcuni ex tossicodipendenti continuano a fare volontariato con Bocatas.

Anibal y Pepe

Aníbal, bocatero, e Pepe, tossicodipendente

Queste persone sono ciò che noi chiamiamo i gioielli della corona di Bocatas. Sono coloro che si battono come porcellini per lasciare uno dei mondi più duri che ci siano. Questi nostri amici fare uno sforzo veramente incredibile, enorme, e siamo lieti di essere con loro, di accompagnarli.

Ci saranno anche molti che quando arrivate già vi staranno aspettando. Molti dei quali avranno toccato il fondo e che vi aspettano come coloro i quali portano loro un po’ di speranza ogni venerdì.

Così è. L’obiettivo principale è quello di colmare un piccolo buco nel mondo della lotta contro la droga, che è sempre quello della relazione personale con queste persone. Ci sono molti mezzi, molte case di recupero, molti posti, molte cliniche,  ma ciò che non ha così chiaro è che ci siano persone disposte a offrire un rapporto, un’amicizia. In un certo modo, noi vogliamo colmare questo vuoto che portano nel loro cuore.

Monsignor Osorio appoggia il vostro operato perché coincide con il suo impeto di andare nelle periferie.

Siamo felici di avere questo vescovo e questo Papa perché hanno compreso appieno che gran parte del compito della Chiesa e del cristianesimo si gioca nelle periferie di questo mondo, tra le quali certamente Valdemingómez è una di loro, perché è un luogo nascosto a tutti e da tutto e quasi nessuno vi ci lavora. Uno, poi, ne ottiene un ritorno nella sua vita che è molto più grande di quello che può dare.

Avete intenzione di festeggiare questi venti anni in qualche forma speciale?

Sicuramente faremo una bella festa e prepareremo un paio di magliette per celebrare questo evento, perché è qualcosa che non capita tutti i giorni ed è per grazia di Dio. Non avemmo mai pensato a questo come a un progetto, né come a nostra volontà fare quest’attività da molti anni.

 

Fonte: Huellas
Mario Alcudia
13/10/2015 – Intervista trasmessa alla radio COPE

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